Quanto vale un “mi piace”?

Durante una riunione di scambio di informazioni a beneficio della promozione del brand sulle pagine social, alcuni dei miei colleghi mi hanno comunicato la loro decisione di non mettere mai commenti, “mi piace” e affini a supporto dei contenuti postati sulle diverse bacheche ufficiali. Ritenevano che il rischio di avere pagine arricchite da commenti , “mi piace” e affini dei dipendenti facesse apparire tutta l'”operazione social” dell’azienda falsa (e magari anche un po’ tendenziosa).
Ora, la loro decisione mi ha fatto riflettere su un problema che, sinceramente, non mi ero mai posta: è controproducente che le persone che lavorano per o hanno a che fare ai fini professionali con un brand partecipino attivamente e assiduamente alla sua vita 2.0? La stessa domanda, può essere riproposta per il coinvolgimento dello stuolo di amici e parenti (spesso del community manager) che possono essere coinvolti, invitati a cliccare “mi piace”, ecc.
Io credo che l’unica cosa davvero controproducente sia la finzione: se i colleghi, gli amici o i parenti in questione non hanno mai avuto un profilo su nessun social network – anzi magari li hanno sempre detestati tutti, dal primo all’ultimo –, ma decidono improvvisamente di sacrificarsi per la causa, dando vita a profili  con le impostazioni di privacy talmente restrittive che praticamente possono vedersi soltanto da soli… beh, allora forse non ha molto senso che fingano di avere una vita social attivissima sulla pagina aziendale.
In caso contrario, vedo solo risvolti positivi nella partecipazione dei sovracitati colleghi, amici e parenti.
Per quanto riguarda i colleghi: per quale ragione i dipendenti di un’azienda non dovrebbero supportare le sue pagine social? Non contribuiscono forse anche loro alla progettazione, produzione, delivery ecc. dei prodotti e servizi che queste raccontano? In fondo, quelle pagine non parlano anche – o sopratutto? – di loro?
Per quanto riguarda amici e parenti: per quale ragione non dovrebbero supportare il lavoro del loro amico/parente community manager o dei loro amici/parenti dipendenti della società che ne promuove il lavoro? Senza contare che magari scoprono qualcosa che può interessarli e farli diventare clienti, oltre che “fan”… E ci aiutano, con il loro contributo, a salire nei motori di ricerca.

Un piccola nota personale: ogni contenuto che posto, ogni giorno da quando faccio questo mestiere, ha almeno un “mi piace” (retweet, repin ecc.). È discreto, mai invasivo (niente commenti – il troppo stroppia), ed è sempre, sempre il primo. È mio marito. E magari il post in questione (tweet, pin, ecc.) non c’entra nulla con quello che fa nella vita o con le sue passioni. Non crea nessun valore aggiunto. A lui. Ma a me sì: gli piace, gli piaccio.
Grazie F.

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