Transformers spin off: il 44esimo Convegno AIDP

A pochi giorni dalla conclusione del 44esimo Congresso AIDP, vorrei coinvolgervi in quanto accaduto nel corso di due giorni intensi di speech, testimonianze e incontri.

In realtà, sarebbe più corretto dire “quanto è già accaduto”, dato il tema del Congresso – “Lavori in cerca di imprese – che ha fin dai primi speech richiamato le aziende sul fatto che il tanto chiacchierato futuro fosse già arrivato.

Non una semplice constatazione, ma piuttosto una call to action precisa: fare invece di raccontare.

Per quanto diversi fra loro, i relatori alternatisi sul palco hanno tutti contribuito a focalizzare il tema lanciato da AIDP, in un appello corale che ha coinvolto l’attenta selezione di sponsor e partner presenti: la digital transformation ha da tempo dismesso i panni dell’ospite atteso per chissà quando e bussa con insistenza alle porte delle organizzazioni.

La strada che ha percorso l’ha tracciata la tecnologia, ma sono state le persone a portarla fin dove è arrivata oggi.

E così – dall’invenzione tecnologica trasformata in innovazione sostenibile, al superamento dei confini generazionali verso una digitalizzazione diffusa delle popolazioni aziendali, passando per il tema centrale della ricerca dei talenti in un contesto dove distinguere il segnale vero e proprio nel rumore costantemente provocato dai big data – la domanda chiave dei due giorni congressuali è stata: “Voi, cosa state facendo?”.

Oggi che il dispositivo digitale è ormai al centro della vita di ogni individuo, e che questo dispositivo è, in senso foucaultiano, non un mero oggetto, bensì “un mix di tecnologia, normativa, testi, azioni, scelte, abitudini e persino differenti approcci di diverse generazioni”, le aziende se lo ritrovano in casa: a livello di cultura socio-individuale del proprio asset fondamentale – le persone – anche se non ancora, in molti casi, a livello di cultura organizzativa.

Per restare in tema di livelli: quel che è emerso dal palco della Grand Guardia di Verona è stato un dislivello che tutte le organizzazioni si trovano a dover fronteggiare. E non solo a colpi di integrazione tecnologica dei propri processi, ma disponendosi anch’esse in termini di “tecnologia, normativa, testi, azioni, scelte, abitudini e differenti approcci di diverse generazioni”.

Un mix complesso che ha il suo punto di ancoraggio nella necessità di trovare un terreno comune tra l’organizzazione e le persone che ne fanno parte.

Particolarmente illuminante è stata, in questo senso, la proposta di Luca Solari che – con una sagace metafora – ha fatto del linguaggio il focus della questione: Talk nerdy to me, il titolo del suo speech, ha immediatamente messo in luce l’opportunità imperdibile che le aziende hanno di rifondarsi culturalmente proprio a partire da “quel linguaggio” che è oggi la condizione di possibilità necessaria perché le persone possano creare, relazionandosi in maniera efficace, del valore per sé e per i network di cui fanno parte.

Un linguaggio che, come tutti i sistemi che si rispettino, ha tre assiomi imprescindibili: autonomia, libertà e condivisione.

E se dal punto di vista puramente linguistico passiamo a quello socio-logico, allora questi tre assiomi si trasformano sotto i nostri occhi in tre valori. Tre punti cardinali in grado di orientare la rotta verso una ulteriore trasformazione: quella dei processi aziendali.

Non aggiungo altro e gli lascio la parola

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