Un grafico per comunicare (senza essere un grafico)

Che il ruolo preponderante delle immagini stia diventando uno dei capisaldi delle strategie di social media marketing non è certo una novità. Basta ripercorre in rapida successione la rapida ascesa di Pinterest nell’universo sconfinato dei social network, l’acquisto milionario di Instagram da parte di Facebook, la sua stessa timeline, per poi finire con la recente passione collettiva per Vine che, in fondo, non è che una piattaforma di condivisione di immagini, alle quali si aggiunge la dimensione temporale.
Se questo non bastasse, secondo il paper sui social media trends del 2013 di Edelman Digital, un’immagine ha una capacità di engagement degli utenti superiore di 5 volte a quella di un qualsiasi altro contenuto.

Come ho già detto, Vine, e l’utilizzo che ne hanno fatto i naviganti, è la dimostrazione perfetta del fatto che non c’è contenuto che non possa essere convertito e riadattato per essere comunicato rapidamente, efficacemente, in maniera visuale e user-friendly.

E le infografiche, che ormai da anni hanno invaso il web, sono la dimostrazione che questo stesso principio vale anche per i contenuti più complessi e meno digeribili: i dati (anche numerici).

Che cos’è un’infografica
Stephen Kossylin distingue molto efficacemente “i grafici per l’analisi” dai “grafici per la comunicazione” sottolineando come questi ultimi invitino il lettore a notare proprio quelle informazioni che il designer intende veicolare (Graph design for the eye and mind, 2006).
Ecco cos’è un’infografica, non solo una rappresentazione grafica di dati (anche numerici), ma piuttosto un dispositivo per il trattamento grafico dell’informazione.
Come suggerisce il suo nome, si fonda sul sottile equilibrio fra i due elementi che la compongono:

  • info: le informazioni, che derivano dall’analisi del designer dell’infografica
  • grafica: la descrizione, che deriva dalla forma con cui il designer organizza i contenuti emergenti dall’analisi

Quanto più quest’anima duale sarà in equilibrio, tanto più il risultato complessivo guadagnerà in efficacia, coinvolgendo il lettore all’interno della logica che sottostà a entrambi gli elementi (l’analisi e la descrizione) e permettendogli di seguirne il racconto lasciandosi trasportare laddove il designer intendeva portarlo.
Un’infografica non è quindi soltanto un modo specifico di veicolare un contenuto particolare (i dati): le informazioni e loro descrizione insieme, ne costituiscono il contenuto e, quindi, entrambi devono adattarsi al target e al mezzo mediante il quale saranno diffusi.
Ecco, per esempio, un’infografica graficamente ben realizzata (la complessità del design salta all’occhio), ma difficilmente leggibile, soprattuto se pensate a una sua fruizione “online”:

mondo-di-birra-infograche_small

Come usare le infografiche per fare social media marketing (in maniera efficace)
Usare le infografiche quando dovete veicolare dati (lo ripeto di nuovo: anche numerici), sfruttando il fatto che le immagini in generale hanno una capacità di coinvolgimento degli utenti 5 volte superiore a quella degli altri contenuti, non è l’unico modo di inserirle di inserirle all’interno di una strategia di social media marketing.
Le infografiche, infatti, come altri contenuti che circolano in rete, possono essere associate a embedded link tramite i quali facilitare la sua circolazione all’interno di siti o blog di altri utenti.
Insomma, possono diventare veri e propri strumenti per costruire una vera e propria campagna di link building.
L’esempio più celebre è l’infografica SEO Contest Bellimbusto, che trovate qui.

Come creare un’infografica
Il modo migliore per creare un’infografica è utilizzando Illustrator di Adobe, un programma di grafica vettoriale che vi consente di produrre contenuti perfetti per il web perché, detto in soldoni, possono essere ingranditi all’infinito senza perdere in qualità e nitidezza dell’immagine.
Ma, se non siete un grafico e, anzi, siete un povero community manager con poco budget messo a disposizione, potete usare uno di questi utilissimi tool online per la creazione e la condivisione di infografiche. Ce ne sono molti altri, ma io ho selezionato qui quelli che mi sono sembrati più immediati da usare:

Infogr.am

infogram
È la piattaforma più popolare in assoluto, con più di 800mila infografiche realizzate ogni giorno. È gratuita e vi consente di realizzare infografiche multimediali, con l’iserimento di immagini e video, oltre a testo e grafici. Il grafico è, in ogni caso, la dimensione preponderante di Infrogr.am, che ha più di 30 template già pronti, modificabili online o tramite il caricamento di file csv dal vostro computer. Inoltre, vi consente di aggiungere i pulsanti per lo share direttto sulle principali piattaforme di social networking.
I lati negativi sono essenzialmente due:

  • i template predefiniti di infografiche sono pochi e poco modificabili
  • è in versione beta e dà spesso dei problemi (si impalla, detto in parole povere)
  • il download della vostra infografica è consentito solo con la versione pro

Easel.ly

easelly
È una piattaforma gratuita, basata su un sistema di design delle vostre infografiche tramite “drag and drop” dei diversi elementi. Pur avendo soltanto 10 template, consente poi maggiori possibilità di modiche rispetto a Infogr.am, anche se la multimedialità è limitata dal fatto che non è possibile inserire materiale video. Inoltre, non è incentrata sulla costruzione di grafici, per cui è adatta a disegnare infografiche anche a partire da contenuti difficilmente organizzabili in dati numerici. Per esempio, è perfetta se le informazioni che dovete raccogliere provengono da un libro, o da un articolo descrittivo. Per me, che lavoro come community manager anche per una casa editrice, è in assoluto il tool più utile. Vi riporto un esempio realizzato a partire da un articolo di una rivista edita dall’editore per cui lavoro:

easelly_visual


Sì perché l’altro vantaggio di Easel.ly è che con la versione gratuita è possibile downloadare l’infografica, oppure ottenere il link embed per lo sharing. Sempre per esempio, se volete incorporare questa su un vostro sito o blog, usate questo codice:

Schermata 06-2456457 alle 10.31.52

Fino a ora, ho trovato un solo negativo di Easel.ly: non c’è la possibilità di incorporare nelle infografiche i pulsanti per lo sharing diretto nelle piattaforme di social networking, bensì soltanto il web link, che poi l’utente deve copiare e incollare su Facebook, Twitter, ecc.
Ecco quello della mia infografica: https://s3.amazonaws.com/easel.ly/all_easels/152248/BerlusconisTelevisionBeforeandAfter/image.jpg

Che dire, provateli e fatemi sapere!

Se “television goes social”…

La televisione diventa social.

Attenzione: qui non si parla di webtv o affini… non del mezzo in sé, quindi, ma dei suoi contenuti.
Sì perché ogni volta che in tv c’è un evento importante, o un programma particolarmente seguito, i produttori – o chi per essi – associano un hashtag. E così gli spettatori non si limitano a guardare, ma guardano cinguettando.

Dai loro account Twitter commentano, fanno proposte, critiche, il tifo persino… In quanti?
Ce lo racconta questa infografica:

 

TV goes Social

 

 

 

Qual è l’utilità di questa informazione per un community manager?

Beh, poniamo il caso che facciate il CM per una casa editrice, e che trasmettano in tv la diretta della premiazione del Premio Strega con tanto di hashtag associato e ben visibile (di solito, in basso) sullo schermo di tutti gli spettatori… Non vi sembra un’occasione imperdibile per partecipare alla conversazione e affermare la vostra appartenenza alla community dei lettori appassionati / intenditori di libri?

Social Media Manager vs Community Manager (?)

Martedì scorso AOL ha ospitato nei suoi uffici una discussione sul tema: ma social media manager e community manager sono la stessa cosa?

Davvero una bella domanda!

La risposta che preferisco è quella di Dan Klamm:

In ogni caso, ecco lo storify con le opinioni dei presenti:

[View the story “AOL Social Media Salon #iwny” on Storify]

E voi cosa ne pensate? Quanto è sottile (o abissale) la differenza? E sopratutto: quante volte vi siete trovati a fare entrambe le cose?

Se le banche diventano social (e mobile)… Che stile!

È online il white paper della prima edizione della ricerca di Social Minds che analizza il livello di adozione e utilizzo dei social media da parte delle banche.

L’intera ricerca verrà presentata l’11 luglio al Palazzo delle Stelline a Milano.

Nel frattempo, buone notizie per i community manager appassionati della materia: le banche si muovono, intenzionate a seguire i propri clienti negli ambienti che risultano loro ormai più familiari. In poche parole, diventano sempre più social e mobile.

E ci tengono a farlo sapere. Un esempio su tutti, BNP Parisbas, che non solo ha investito 80 milioni di euro in una banca mobile – Hello Bank –, ma ne annuncia l’ingresso sul mercato francese così:

Ispirare la community – un’arte o una scienza?

Cosa serve per coinvolgere le persone perché vi aiutino ad aumentare la viralità dei vostri contenuti?

Ebbene, dovete “ispirarli” – perché la decisione di mettere un like, o di condividere un contenuto è immediata, avviene in pochi istanti, soprattutto adesso che la maggior parte degli utenti dei social media vi accedono da mobile (e magari sono in piedi, schiacciati come sardine sui mezzi pubblici, stanno guidando, ascoltando musica… insomma facendo 10mila cose contemporaneamente).

Ma l’ispirazione è una scienza o un’arte?

Per il blogger Dan Zarella, è certamente una scienza: ha esaminato più di un milione e 300mila post e ne ha studiato le caratteristiche capaci di generare like, commenti e condivisioni, creando questa infografica:

Dan Zanella Infographic

Secondo ShortStack e Mari Smith (media guru), è invece decisamente un’arte. Niente grafici, quindi, per la loro infografica, ma “valore”, “autenticità”, “creatività”…

ShortStack Infographic

Il dubbio è amletico: il genio dell’ispirazione è frutto di una scienza o è un’arte? Da che parte state?

L’unica cosa certa, io credo (con Thomas Edison – che di lampadine che si accendono se ne intendeva parecchio), è che «Il genio è uno per cento ispirazione e novantanove per cento sudore». Sudore, sì, quello del community manager.

La rete non dorme mai

Qualche volta (e sono le più belle) nella tua vita da community manager, qualcuno nota la tua passione, oltre ai segni sotto gli occhi.

A quel qualcuno, grazie. Per aver scritto questo:

La rete non dorme mai.

Andare a tempo: Tweriod

La scelta di tempo non è cosa da poco per un community manager.

Certo, la qualità dei contenuti è fondamentale (la prima cosa secondo me), ma rischia di passare inosservata se la vostra voce non ha lo stesso ritmo che tiene la vostra community.

Per questo, le ricerche su quali siano i giorni della settimana e le finestre temporali migliori per pubblicare sulle diverse piattaforme di social networking proliferano. Ne è un esempio quella svolta da bit.ly

Ma come essere sicuri che i dati di una ricerca svolta da altri, che magari – giustamente –, è stata condotta su di un campione con caratteristiche piuttosto larghe per poter essere il più omnicomprensiva possibile, ci fornisca indicazioni precise e davvero utili sul ritmo a cui danza la community con cui ogni giorno vorremmo condividere la pista?

Beh, almeno per quanto riguarda Twitter, esiste Tweriod.

Tweriod si connette al vostro account di Twitter, analizza i vostri cinguettii e quelli dei vostri follower, restituendovi gli orari esatti (in settimana o nel weekend) in cui potete star certi che la vostra voce entrerà a far parte del coro.

Una volta effettuato il login tramite il vostro account di Twitter, cliccate su “My Analysis” e partite con la vostra mappatura perfettamente customizzata.

Potete monitorare ora per ora quanti dei vostri follower sono online:

Graph1

Oppure sapere con precisione in quali orari avete più possibilità di essere menzionati:

Graph2

Provatelo!

Alla ricerca dei Trend (su YouTube)

Dal 2010 YouTube ha introdotto la sua Trend Dashboard, che permette agli utenti di confrontare i video con più visualizzazioni o condivisioni. I dati sono aggiornati in tempo reale e “pescati” all’interno della community.

Se siete alla ricerca di contenuti video per le vostre agende editoriali, ecco uno strumento utile per restare sempre aggiornati su “cosa piace in rete” e, soprattutto “a chi”.

Perché il sistema vi permette di filtrare i dati con diversi parametri:

  • video più visti o video più condivisi
  • area geografica
  • genere degli utenti
  • età

Così, sapete quale contenuto ha più possibilità di “ingaggiare” il vostro target…

Da poco, YouTube ha integrato la Trend Dashboard con una Trend Maps che visualizza i video più trending nelle città d’America. L’aggiornamento dei dati avviene nel giro delle 12-24 ore…

YouTube-Map

Per cui, se volete sapere quel è al momento il video più condiviso dalle donne di Indianapolis, di età compresa fra i 25 e i 34 anni, eccolo:

Per ora la mappa riguarda soltanto gli USA, ma YouTube promette di estenderla su tutto il globo.

I community manager italiani ringraziano.

Un ringraziamento speciale…

Grazie mille ai ragazzi del Corso di Alta Formazione UPA “Comunicare l’azienda nell’era digitale” – È stato bello condividere una giornata con voi…

il futuro è adesso

Ci dedicano ricerche, infografiche, workflow, articoli sui maggiori quotidiani nazionali, persino un’intera giornata … Insomma, sembra ormai cosa assodata che il community manager sia la professione del futuro.

Ma per coloro per cui il futuro è adesso, per chi fa questo lavoro oggi, ecco qualche consiglio per farlo al meglio, in attesa del giorno in cui – così pare – conquisteremo il mondo: un bellissimo post su mashable.com, pieno di suggestioni per coinvolgere davvero la community. Non ora, non adesso, ma da adesso, da ora… in poi. Creando un legame che duri…

The Future of Community Managementdi Megan Peters

E… perché non l’ho scritto io?

Ritorno-al-futuro